Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

“What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

 Con questo intervento si apre un ambiente che spero sia di scambio e confronto, sui temi della didattica, dell’edutainment e della pedagogia in relazione, soprattutto, ai processi di apprendimento.

Un luogo virtuale per bisogni reali di insegnanti, educatori, operatori pedagogici: pensare la didattica, perché una didattica non pensata è inutile, inefficace, non diverte nessuno. Né insegnante né alunno.

Quali i temi?

Didattica, divertimento, apprendimento, educazione, comunicazione, efficacia, gioco: ecco alcune parole-chiave che accompagneranno questo spazio. Nella stessa “logica” pedagogica che non solo ha guidato la realizzazione dei quaderni, degli strumenti, dei progetti educativi disponibili sul sito, ma che ha anche permesso di elaborare una comprensione nuova della didattica, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola dell’obbligo.

Questi temi potranno intersecare naturalmente gli interessi e le riflessioni di quanti sono coinvolti nell’educazione delle giovani (ma anche meno giovani) generazioni: un invito a contribuire, con il forum, a pensare insieme l’edutainment.

Per iniziare: perché pensare la didattica? Ma, soprattutto, a quale didattica pensare? La didattica cui faccio riferimento è un momento della relazione educativa tra insegnante/educatore e alunno/educando, pensato, progettato, che riguarda, primariamente, la comunicazione.

Una comunicazione tra due o più soggetti attivi che costruiscono insieme un sapere condiviso.

La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

Sono i saperi che definiscono i propri contenuti: la didattica li esprime, li raccoglie, dà loro voce. L’apprendimento, infine, personalizza il sapere e fa evolvere la conoscenza individuale e collettiva.

La didattica si occupa, quindi, dei modi attraverso i quali i saperi incontrano più efficacemente le persone che sono in educazione. In questo senso, pensare la didattica significa pensare anche ai mezzi della comunicazione, alle tecniche e alle tecnologie all’interno di una relazione che come fine ultimo ha l’educazione e non l’indottrinamento, la costruzione e l’accrescimento dei saperi, non la memorizzazione.

Pensare la didattica, allora, significa pensare a quei pre-testi e con-testi che sostengono la costruzione sempre più autonoma e individuale delle conoscenze degli alunni. E insisto su questo termine: costruzione. Perché ciò che è cultura, conoscenza, sapere non è qualcosa di dato una volta per sempre, ma è il risultato di una interazione sociale: ogni apprendimento, del resto, avviene perché siamo con gli altri. In questo senso, la didattica deve trovare pre-testi e con-testi di socializzazione, di scambio, di confronto se vuole sostenere l’apprendimento e, quindi, la costruzione di cultura, conoscenza e sapere.

Questa allora l’idea di didattica: la congiunzione tecnica e comunicazionale della relazione educativa, per la costruzione di saperi e conoscenze.

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