Ricerca dell’Ocse sui voti: “I prof. favoriscono ragazze e ceti alti”

Un approfondimento svolto dall’Ocse – l’Organizzazione (internazionale) per la cooperazione e lo sviluppo economico – sui test-Pisa (in Lettura, Matematica e Scienze) mette sul banco degli imputati i docenti e la loro imparzialità nell’attribuire i voti agli alunni.

Gli insegnanti – emerge dalla ricerca – tendono ad attribuire alle ragazze ed agli studenti provenienti da ambiti socio-economici più favorevoli migliori voti a scuola, anche se non hanno una migliore performance, rispetto ai ragazzi e agli studenti provenienti da ambiti socio-economici svantaggiati“.

Dato preoccupante se pensiamo che questa discriminazione può avere conseguenze sia sull’autostima degli studenti sia sulle loro scelte future (in termini di aspirazioni di università e carriera lavorativa).

E, tra le nazioni europee in cui è stata condotta la ricerca, l’Italia sembra essere uno dei paesi dove questa differenza, tra voti attribuiti dagli insegnanti e preparazione reale dello studente, emerge con più forza.

I voti dovrebbero far capire agli studenti il loro rendimento e attestare il loro livello di competenza valutata dai docenti e dalla scuola ma dai test emerge, invece, che spesso e volentieri vengono ricompensate delle caratteristiche (genere e grado sociale) che nulla hanno a che vedere con l’apprendimento.

E voi cosa ne pensate dei risultati di questa ricerca?

 

    Test di ingresso alle superiori?

    Non è piaciuta alle associazioni studentesche la proposta di alcune scuole secondarie di secondo grado di far sostenere il test di ingresso agli studenti: “Da sempre ci battiamo contro il numero chiuso universitario, e oggi che questa pratica discriminatoria e che calpesta il diritto allo studio varca le porte delle scuole non possiamo che dirci inorriditi. La scuola superiore è scuola dell’obbligo ed è folle poter anche solo immaginare di utilizzare test per bloccare l’accesso”.

    Dello stesso avviso anche l’Unione degli studenti molto preoccupata di fronte a una pratica che potrebbe trasformare la scuola in luogo di selezione preventiva, e incalzano definendo questa possibilità: “L’ennesima barriera che si sta pericolosamente diffondendo con l’obiettivo di recintare l’istruzione per tutti”

    Una circolare del Ministero dell’istruzione disponeva la possibilità per i Consigli di istituto: ”In previsione di richieste di iscrizione in eccedenza” di procedere “alla definizione dei criteri di precedenza nella ammissione con una delibera del Consiglio di istituto”. Facendo presente di considerare, come ultimo criterio di selezione, l’estrazione a sorte.

    Voi che ne pensate? È preferibile un test meritocratico o l’estrazione a sorte per selezionare gli studenti?

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      Tablet School

      L’avanzamento tecnologico della scuola dà l’opportunità di ripensare il modo stesso di insegnare e apprendere: la didattica supera la tradizionale lezione frontale mettendo gli studenti al centro dell’apprendimento.

      Non basta, però, munirsi di tablet, pc ed e-book per costruire una scuola digitale e digitalizzata. È necessario un ammodernamento dell’intero sistema scolastico.

      Un aiuto concreto in questa direzione viene dal Centro Studi ImparaDigitale che, in associazione con 21 istituzioni scolastiche, propone un modello innovativo con il quale la didattica si sviluppa sulla base di un metodo collaborativo tra professori e studenti che permette di creare insieme il testo digitale per lo studio.

      Il 5 aprile, il Centro Studi, con il patrocinio dell’Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia, ha organizzato a Bergamo “Tablet School”, il primo meeting nazionale degli studenti della scuola digitale del futuro.

      Durante questo incontro sono invertiti i ruoli tradizionali: questa volta sono stati gli studenti a prendere la parola, invitati a salire sul palco per raccontare le sperimentazioni in fatto di utilizzo del digitale a scuola, il modo in cui loro stessi usano le tecnologie per l’apprendimento e la scuola che loro immaginano per il prossimo futuro.

      Mentre gli insegnanti, sono stati chiamati ad ascoltare, prestare attenzione alle esigenze e agli interrogativi posti dai ragazzi.

      È facile perdersi nell’enorme disponibilità di dati e informazioni che solo la rete può dare, le sfida è poter conciliare la conoscenza disponibile in rete con i programmi scolastici e con i testi tradizionali, come integrarla con gli ebook.

      Lo sguardo si volge ad altri paesi come la Danimarca dove la scuola che da noi è solo un’utopia, è già reale. Senza lavagne né fogli.

      Ma la scuola italiana è realmente pronta ad affrontare questa rivoluzione?

       

        Vacanze estive lunghe: favorevoli o contrari?

        Ogni anno, in occasione del break pasquale, torna alla ribalta la controversa questione della durata delle vacanze estive in Italia, che tiene lontani dai banchi di scuola i giovani studenti per 3 lunghissimi mesi.

        Un primato tutto italiano forse retaggio di un passato agricolo che arriva anche oltre oceano (lo stesso Obama nel 2009 aveva denunciato la necessità di ridurre la pausa estiva proprio perché l’America di oggi non è più una “nazione di contadini”) e che non sembra produrre grossi benefici, soprattutto per quelli che appartengono a famiglie svantaggiate dal punto di vista economico e sociale, impossibilitate a far seguire i propri figli in maniera adeguata (come con vacanze studio o corsi che non tutti si possono permettere).

         

        In molti si sono scagliati contro lo “stop estivo” di un trimestre: il pedagogista Benedetto Vertecchi lo definisce un’ “autentica follia”, proprio perché per garantirsi quell’infinita pausa la scuola italiana è costretta a correre per i restanti novi mesi e a far coincidere il tempo dell’attività scolastica con le ore di lezione. A questo si lega anche la concezione della scuola come “catena di montaggio”, dove i bambini passano la maggior parte del tempo seduti dietro ai banchi senza avere momenti di confronto e condivisione con altri bambini o con gli adulti. Eppure in Francia il mercoledì non si fa lezione perché gli studenti sono impegnati in attività collettive extrascolastiche che vanno ad integrare arricchendolo il programma ministeriale.

        Le proposte di riforma, in Italia, si sono ripetute a ciclo continuo per ogni nuovo governo, tradotte spesso in coraggiose sperimentazioni regionali che forse non tarderanno ad arrivare anche con l’imminente nuovo governo.

        E voi come vi ponete nei confronti di questo argomento: pensate sia giusto tenere gli studenti lontani dai banchi di scuola per 3 mesi?

         

         

         

         

         

         

          La scuola prima di tutto

          “La scuola prima di tutto. Che cosa abbiamo imparato dopo il terremoto dell’Emilia del 20-29 maggio 2012” è il titolo del convegno che si è svolto sabato 23 marzo a Mirandola (MO), una delle cittadine maggiormente colpite, e trasmesso in diretta web su ScuolaER.

          Durante l’incontro si è riflettuto su ciò che è cambiato dopo il drammatico sisma del maggio scorso, partendo dalle esperienze avviate in Emilia nella ricostruzione degli edifici scolastici e nella sperimentazione di una didattica innovativa.

          Il convegno, a cui ha partecipato tra gli altri anche l’assessore regionale alla scuola Patrizio Bianchi e il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, è stato l’occasione per la presentazione di un volume fotografico e la proiezione del documentario “Il battito della comunità. La ricostruzione delle scuole dell’Emilia”, realizzati dalla Regione per raccontare attraverso le immagini come è stata gestita l’emergenza e la ricostruzione dal punto di vista delle scuole.

          Attraverso interviste a insegnanti, studenti e amministratori, il filmato ha mostrato i primi mesi dell’anno scolastico nei comuni colpiti e ha focalizzato l’attenzione sul ruolo centrale che l’istituzione scolastica riveste all’interno della comunità.

           

          Per approfondire, è possibile vedere il video del convegno:

          http://www.regione.emilia-romagna.it/notizie/2013/marzo/A-Mirandola-il-convegno-La-scuola-prima-di-tutto-La-diretta-sul-web

           

            “LA SCUOLA IN CHIARO” – PARTE SECONDA

            È passato appena un anno dall’introduzione del progetto “La scuola in chiaro”, promosso dal MIUR come “il primo passo verso un’amministrazione più moderna e trasparente”, che aveva previsto per le famiglie la possibilità di iscrivere online i propri figli, in riferimento all’anno scolastico 2012/2013. Rimaneva comunque in vigore anche l’alternativa di effettuare l’iscrizione nel modo tradizionale, consentendo ai genitori di recarsi personalmente presso la scuola.

            I destinatari del progetto? Le 11mila scuole di ogni ordine e grado, dalla primaria alla secondaria di secondo grado, per un totale di circa 8 milioni di studenti e 2 milioni di famiglie. Un’iniziativa sperimentale ma sicuramente ambiziosa, che veniva concepita anche come strumento di miglioramento per il mondo scolastico stesso, che poteva così fornire tutti i dati in possesso sull’offerta didattica e sulla qualità degli istituti.

            La novità, resa pubblica solamente nei giorni scorsi, è che dal prossimo anno scolastico 2013/2014 la procedura di iscrizione scolastica è divenuta esclusivamente informatizzata , precludendo ai genitori la possibilità di procedere con le normali burocrazie cartacee: niente più lunghe code presso le segreterie scolastiche e moduli da compilare, ma un unico sito web tramite cui avviare il processo.

            Dopo registri e pagelle online, novità obbligatorie già introdotte quest’anno, arrivano ora anche iscrizioni via internet… possiamo quindi considerare completa la rivoluzione digitale degli istituti scolastici? Le scuole rispondono dotandosi della tecnologia che consentirà loro tale passaggio, ma, dal canto loro, sono ancora molte le famiglie italiane sfornite di qualsiasi accesso ad internet (circa 350mila stando alle ultime statistiche ISTAT), rendendo non solo difficoltosa la reale messa in pratica di tale provvedimento, ma ancor più necessaria la richiesta di supporto da parte dell’istituzione scolastica.

             

             

             

              Dallo svezzamento al tablet in un click

              Tablet prima dei 3 anni? Ok, i nativi digitali sembrano “cyborg” capaci di spostare sempre più indietro l’asticella in nome della diffusa impellenza di anticipare il futuro per “starci dentro” in maniera adeguata. Ma il “medium” giustifica il fine, oppure esistono dei limiti varcati i quali cede tutta la struttura (ossia l’apprendimento, la salute e quant’altro)? Qual è la linea sottile che separa il genitore esausto dallo strologare soluzioni di apprendimento, che molla infine tra le mani del bambino un tablet ben fornito di App perché “Marco già scorre il touch screen del mio smartphone con una naturalezza incredibile!”, e il nonno con un diavolo per capello che ricorre al cartone animato vecchio stile?

               

              La rivista Archives of Disease in Childhood ha recentemente pubblicato un articolo che conferma gli allarmi sui bambini con giornate e immaginario colonizzati dalla tv: disturbi dell’apprendimento, dell’alimentazione, sedentarietà. Esiste un “quantitativo minimo” a norma di legge? E se a diventare prigionieri dell’incantesimo sono gli under 3, ovvero i bambini nel pieno dell’età in cui è richiesto il maggior grado di interazione con i genitori? E poi: fa più danni la tv – che sicuramente prevede un “pubblico” molto più passivo – o il tablet?

              C’è chi dice che comunque fino ai 3 anni l’attenzione sia così debole da non comportare danni e “dipendenza”, chi teorizza la valenza di una “dieta mediale” varia (e comunque vigilata da un adulto).

              Sta di fatto che Natale è alle porte, e i tablet per bambini – anche in età pre-scolare – registrano saldi percentuali positivi nelle vendite che sfiorano la doppia cifra. E spesso, quando si parla di hi-tech, l’influenza anglosassone prevale: in una recente ricerca su 2000 genitori inglesi, il 75% ha dichiarato di condividere l’uso delle App con i figli e il 56% di possedere almeno una App richiesta dai bambini stessi. La maggior parte delle App divulgative sono concepite proprio per i bambini in età pre-scolare: per imparare lettere e parole, numeri, suoni e colori. Quindi, che fare? Ma esiste già una generazione di nativi digitali che ha smanettato sulle App prima dei 3 anni e oggi ha una marcia in più (o in meno)?

               

                Co – progettiamo una città più verde

                E se il desiderio più grande di un bambino che vive in una città fosse quello di avere più aree verdi a disposizione? È proprio a questa esigenza che risponde l’innovativo progetto di riqualificazione ambientale di nove giardini scolastici promosso dal Comune di Milano, da un’idea di Legambiente e ABCittà. Spazi che troppo spesso appaiono poveri, anonimi, scarsamente attrezzati e quasi sconosciuti agli stessi residenti dei quartieri. Un progetto che è soprattutto educativo, frutto di una metodologia partecipativa che coinvolge attivamente i bambini fruitori del giardino, il personale della scuola e le famiglie, dalla fase di ideazione a quella di trasformazione e gestione delle nuove aree.

                Sono 4500 i bambini coinvolti in questo processo di valorizzazione dei giardini scolastici, che li ha visti protagonisti in fase di progettazione a scuola, durante i mesi più freddi, disegnando “il giardino dei loro sogni” assieme ai compagni.

                “Nell’incontro con i vari assessori durante delle sedute speciali dei Consigli di Zona dei Ragazzi – spiega Maria Grazia Guida, vicesindaco e assessore all’Educazione e Istruzione - molti bambini ci avevano espresso il desiderio di intervenire sui loro giardini scolastici. Così è nata l’idea di far progettare e realizzare a loro i progetti per migliorare gli spazi verdi all’interno delle scuole. Siamo felici di dare il via a questo bel percorso che coniuga responsabilità, partecipazione ed educazione ambientale”.

                 

                Prendersi cura dello spazio e delle relazioni che si sviluppano in esso è solamente uno degli ambiziosi obiettivi dei giardini scolastici, che proprio grazie alla partecipazione dei bambini che li abitano regalano a chi li vive il senso di appartenenza a un luogo. A beneficio della comunità stessa, che resa consapevole della propria responsabilità nelle scelte di miglioramento delle aree coinvolte, può così godere di spazi verdi e fruibili anche in orari extrascolastici e sentirsi realmente “cittadinanza attiva”.

                 

                 

                 

                 

                 

                  Dalla discarica rinasce la scuola

                  Una scuola interamente finanziata con i ricavi dello stoccaggio dei rifiuti dei paesi vicini. Succede in provincia di Ancona, nella piccola frazione di Maiolati Spontini, Moie, dove i 326 bambini della Martin Luther King vanno in una scuola diversa dalle altre, dove i rifiuti sono visti come una risorsa da sfruttare e non solamente come un grave problema da risolvere.

                  La discarica, come racconta il sindaco Giancarlo Carbini: “ci permette di investire nel futuro del nostro paese.”

                  Nel bilancio 2011 di Maiolati Spontini c’erano quasi 13milioni di euro di entrate e ben 3.731.900 arrivavano dalla discarica. Con questi soldi è stato possibile spendere 3,4 milioni per la scuola primaria, e altri 9 sono pronti per la nuova scuola secondaria di primo grado.

                  La scuola è bella, accogliente e soprattutto ecosostenibile: l’impatto sull’ambiente è minimo, i tetti sono coperti da quasi 800 metri quadri di giardini pensili e grazie all’impianto fotovoltaico è autonoma per l’energia. Non ci sono termosifoni, il calore arriva dal soffitto.

                  All’ingresso, una scritta su una porta a vetri: “Vado a scuola perché”. I bambini possono scrivere le loro idee: alcune bacheche raccolgono foglietti, disegni e sogni dei piccoli studenti. Nessun graffio, nessun segno di matita: i bambini hanno promesso di non rovinare questa scuola così bella scarabocchiando o pasticciando i muri.

                  Sulle pareti solo scritte e disegni che veicolano messaggi importanti in modo ludico ed educativo: si parla di ambiente, di sana alimentazione e di rispetto degli altri.

                  Anche il menù della mensa è diverso da quello delle altre scuole, solo prodotti di stagione e a km zero. Non ci sono prodotti surgelati. Sembra quasi di essere in un ristorante.

                  Questa esperienza diversa e positiva potrebbe esser un esempio per i tanti comuni che spesso vedono i rifiuti solo come un problema e non come una possibile risorsa.

                  Foto: http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/2012/11/28/news/il_miracolo_della_scuola_dei_sogni_costruita_con_i_soldi_della_discarica-47614957/

                   

                    Per una scuola accessibile a tutti

                    “L’integrazione scolastica degli alunni con disabilità costituisce un punto di forza del nostro sistema educativo.” Recita così il sito del MIUR alla voce “disabilità”: ma siamo davvero certi che al primato in Europa per integrazione scolastica corrisponda anche un livello di eccellenza tale da consentire un reale diritto allo studio ai quasi 200mila alunni disabili che frequentano le scuole italiane? Il tema della scuola accessibile a tutti è tornato recentemente alla ribalta in concomitanza con l’avvio del nuovo anno scolastico e la discussa proposta di riduzione delle ore di sostegno per i docenti che si occupano degli alunni diversamente abili. Ipotesi questa già ampiamente contestata da più fronti, vista l’insufficienza delle risorse dedicate alle attività di sostegno e integrazione a scuola (si è calcolato che nell’anno scolastico 2010-2011 circa il 10% delle famiglie ha presentato un ricorso al Tribunale civile o al Tar per un aumento delle ore di sostegno). I tagli agli enti locali non hanno che aggravato ulteriormente un quadro di per sé complicato, comportando grandi sacrifici per quelle famiglie che si trovano così sole a dover fronteggiare situazioni di difficoltà, come per esempio quella di consentire le più normali condizioni di trasporto a scuola dei bambini disabili. Ultima solo in ordine di tempo è la notizia che per ottanta bambini disabili della provincia di Palermo l’anno scolastico non è mai cominciato, in quanto il Comune non è stato in grado di provvedere al servizio di trasporto. In una situazione economica così delicata, per una scuola realmente accessibile a tutti, appare difficile costringere ad ulteriori compromessi le persone con disabilità e indirettamente anche le loro famiglie, ancor più se si pensa all’importanza che riveste l’istituzione scolastica, quale luogo di relazioni con gli altri e di crescita personale dell’individuo.