Un racconto… di Olivotta

Far appassionare i bambini al tema delle nostre origini. Avvicinarli alla storia della civiltà mediterranea, strettamente legata alla coltura dell’olivo, stimolando la loro curiosità e fantasia. Con questi intenti si è concretizzato in questi anni il percorso didattico I racconti di Olivotta, arrivato alla IV edizione.

Il progetto, promosso dalla Fratelli Carli di Imperia, è rivolto alle classi III, IV e V delle scuole primarie.

Quest’anno, per partecipare al concorso, le classi dovevano fare un elaborato che descrivesse che cosa vedrà Olivotta dal suo olivo tra 150 anni… o tra 1000.

Passiamo la parola a chi in questo percorso ci ha creduto mettendoci tanto impegno ed entusiamo. Di seguito la video-intervista all’insegnante Cristina Albertini, 2° classificata con la classe IVB della Scuola primaria Don Minzoni di Bologna.

 

    Cervelli allegri

    Diciamoci la verità! L’apprendimento non è sempre qualcosa di facile. Sarebbe ingenuo pensare che i bambini e le bambine, ogni volta che apprendono, lo fanno senza fatica. Certo! È vero che accorgersi di possedere nuove abilità e competenze nel risolvere un problema o nel portare a termine un progetto, consegna una forte energia, un potente senso di autoefficacia. L’apprendimento non è sempre facile ma può essere sempre un’esperienza piacevole, questo sì, proprio come sostiene McLuhan, nella citazione al post precedente. L’autoefficacia, cioè la credenza nelle proprie capacità di gestire situazioni in prospettiva, per raggiungere un obiettivo (Bandura, 1995), è, infatti, una carica motivazionale su cui educatori e insegnanti possono far leva per gestire processi di apprendimento di successo (Bandura, 1977), che consegna sensazioni positive e di benessere. L’apprendimento può essere, quindi, sempre un’esperienza grata quando l’insegnante sa rinforzare i successi dei propri alunni, sa coinvolgerli, incuriosirli e dare loro le occasioni di sperimentarsi nella risoluzione di problemi, nella realizzazione di progetti, nella costruzione di nuovi pensieri e idee. In altre parole, l’autoefficacia aiuta l’educazione di cervelli allegri! Quindi, se è vero che talvolta è necessaria la fatica dell’apprendimento, è altrettanto vero che alla fine della fatica il premio è più che ricompensante.

    L’obiettivo dell’edutainment sta proprio nel costruire, in classe, contesti in cui i cervelli possano apprendere allegramente. Del resto, perché diamo per scontato che l’apprendimento avviene solo online casino quando gli alunni sono seri e tranquilli? (Forse perché è socialmente accettato pensare che le attività in cui i bambini e le bambine si divertono, siano superflue e che se il docente si diverte a proporre esperienze “impertinenti” non sia così professionale). Che cosa accade al cervello quando è allegro? Per rispondere a questa domanda prendo spunto da un interessante post apparso qualche anno fa sul sito del The Washington Post (http://voices.washingtonpost.com/answer-sheet/learning/why-fun-matters-in-education.html): perché il divertimento è importante in educazione. Le ricerche neuroscientifiche suggeriscono che il divertimento non è solo vantaggioso per l”apprendimento, ma è anche necessario per ricordarsi a lungo ciò che si è appreso. Judy Willis (2006), neurologa e insegnante, sostiene che, da quando l’allegria è stata rimossa dalle aule scolastiche, i cervelli degli alunni si sono allontanati dalla capacità di elaborare efficacemente le informazioni e di conservare le informazioni acquisite più a lungo. I momenti che sono definiti, nei paesi anglosassoni, gli Aha moments (cioè quei momenti in cui la scoperta di una soluzione a un problema, l’improvvisa sensazione di avercela fatta, fa dire “Ahaaaa! Ho capito!”) si sono ridotti. Questi momenti rendono divertente l’apprendimento e, così facendo, aumentano la presenza di dopamina, endorfine e ossigeno: il cervello e il corpo umano quando si ride, ci si diverte, ci si rilassa, rilasciano endorfine. Queste sostanze danno, tra gli altri, questi benefici: aumento di ossigenazione, miglioramento della circolazione sanguigna, minor sensazione di affaticamento. Inoltre, quando una lezione inizia con una risata, è più facile per il nostro cervello fissare nella memoria quello che si sta dicendo. Cervelli stanchi, allora, ok. Però anche cervelli allegri!

    Luca Ghirotto

     

    Riferimenti bibliografici

    Bandura, A. (1977). Self-efficacy: Toward a unifying theory of behavioral change. Psychological Review, 84, 191-215.

    Bandura, A. (1995). Exercise of personal and collective efficacy in changing societies. In A. Bandura (Ed.), Self-Efficacy in Changing Societies (pp. 1-45). New York: Cambridge University Press.

    Willis, J. (2006). Research-Based Strategies to Ignite Student Learning: Insights from a Neurologist and Classroom Teacher. Alexandria, VA: Association for Supervision & Curriculum Development (ASCD).

     

      “Un’idea che cambia il mondo”: parlano le prof.

      Mettere in gioco le proprie idee, stimolare i ragazzi a scoprire la loro forza e l’importanza di credere e lavorare affinché si realizzino: ecco l’obiettivo della I edizione del percorso didattico-educativo “Un’idea che cambia il mondo”, dedicato alle scuole secondarie di primo grado e promosso dalla SEI, una delle aziende leader in Italia nel settore dei prodotti per l’ufficio e per la scuola.

      Ad accompagnare gli studenti in questa avventura, CreatIvo il simpatico personaggio che impersonifica il pensiero creativo presente in ognuno di noi.

      “L’idea era ottima e corrispondeva a quello che desideravo: stimolare nei miei alunni la creatività” afferma la professoressa Gianna Bigozzi, quarta classificata con le classi 3°A-3°C-3°D della Scuola Masaccio di Firenze e prosegue: “hanno realizzato una breve presentazione multimediale per esporre il loro progetto. [...] Abbiamo seguito il percorso creativo e tutte le tappe in esso previsto. Sono stata una guida ma non ho affatto interferito sulle loro proposte”.

      La professoressa Serena Chighini, seconda classificata con la classe 1°F dell’I.C. Casteldelfino di Torino ha invece inizialmente cercato di stuzzicare la curiosità dei suoi ragazzi: “All’inizio ho lanciato il sasso e nascosto il braccio, nel senso che ho detto loro che dovevamo partecipare ad un concorso e inventare qualcosa, senza dare molte altre indicazioni. Li ho lasciati così a macerare nei loro pensieri per qualche settimana. […]In questo modo ho stimolato la loro curiosità lasciando che emergessero naturalmente le domande chiave. Quando erano abbastanza “maturi” ho pianificato le fasi del processo e utilizzando il vostro materiale ho guidato la creazione senza interferire troppo sulle scelte. […] Hanno lavorato con un entusiasmo che mi ha fatto sentire veramente realizzata come insegnante”. E dopo tanto lavoro il risultato finale li ha portati a creare: “un oggetto, da loro chiamato Whum […]. Si tratta di un sistema che tiene lo zaino o la cartella solidale con il banco, ma con degli accorgimenti che consentono di accedere comodamente al materiale in essi contenuto”.

      Le insegnanti hanno vissuto in modo molto positivo la presenza in aula della SEI, la professoressa Chighini la definisce “una presenza discreta e non invadente” e ringrazia “per l’opportunità di aver potuto visitare la sua struttura e per la grandissima disponibilità nell’accoglierci”.

      Anche la professoressa Bigozzi è dello stesso avviso, ci racconta che i suoi alunni sono rimasti felicemente stupiti davanti ai prodotti SEI presenti nel kit didattico: “hanno cercato di capire come mai avessero ricevuto tanto materiale”.

      E per il prossimo anno? Nuove idee per cambiare il mondo? I suggerimenti non mancano! “Mi piacerebbe tanto insegnare ad essere cittadini del mondo, viventi tutti su uno stesso pianeta” sostiene la signora Bigozzi, mentre la professoressa Chighini vorrebbe continuare il percorso iniziato: “Mi farebbe piacere venisse ripetuta una tematica simile a questa, che consenta ai ragazzi di cimentarsi in attività che spaziano dalla teoria alla pratica, magari facendoli riflettere su argomenti relativi alle energie rinnovabili”.

       

       

        Divertimento o Deviazione?

        “Coloro che fanno distinzione fra intrattenimento e educazione forse non sanno che l’educazione deve essere divertente e il divertimento deve essere educativo.”

        Marshall McLuhan

         

        Eccoci in piena estate, tempo perfetto solitamente per divertirsi. Almeno un po’, almeno per quanto è nelle nostre possibilità. Prendiamo spunto da questo divertissement estivo per riflettere sul senso che ha il termine edutainment, un neologismo anglosassone, crasi di due termini education(al) + entertainment. Da quando questo termine è entrato nel lessico inglese, ormai più di vent’anni fa, cioè da quando l’industria informatica ha licenziato i primi software educativi su CD-ROM (White, 2003), definiva un genere ibrido di educazione e didattica, che utilizzava perlopiù materiale visuale, format narrativi o di gioco. L’edutainment riguardava stili informali e meno “didattici” per l’apprendimento (cfr. Buckingham, Scanlon, & Sefton-Green, 2001). L’obiettivo dell’edutainment, almeno così si pensava, era quello di attrarre l’attenzione dei bambini e delle bambine, trattenerla sullo schermo di un computer, facendo leva sulle emozioni che derivavano da colori vividi e animazioni seducenti: secondo alcuni (Buckingham, Scanlon, & Sefton-Green, 2001), tutto dipendeva dall’ossessiva insistenza sul fatto che l’apprendimento sarebbe qualcosa di inevitabilmente divertente. Sono state date, anche, altre definizioni: edutainment definiva (e in ambito anglosassone, tuttora, definisce) l’utilizzo di software a scopi educativi, oppure l’azione di apprendere attraverso un medium che contemporaneamente educasse e intrattenesse (The American Heritage Dictionary, 2011). Secondo queste definizioni, l’edutainment è la parola con la quale si sostanzia un apprendimento mediato da programmi televisivi, videogames, film, musica, siti web (soprattutto con le potenzialità del web 2.0 e oltre) e software informatici (ultimi dei quali dedicati alle LIM, per esempio). Qui, l’intrattenimento sarebbe il mezzo, l’educazione sarebbe il contenuto (White, 2003).

        Ma in Italia, da noi, che cosa può significare questo termine? Relegare l’edutainment a quest’ambito solamente, quello del multimediale, appare piuttosto riduttivo (la stracitata frase di McLuhan all’inizio è su questa linea). Sembra, infatti, che si parli di edutainment solamente in presenza di tecnologie, strumenti, secondo un’idea molto pragmatica e funzionalista. Il rischio sarebbe di perdersi l’occasione per ridefinire, proprio alla luce delle nuove tecnologie, la didattica scolastica. Quello che qui vogliamo fare è sì amplificare il valore del divertimento nei processi di apprendimento/insegnamento, ma inscrivendolo all’interno della relazione educativa, che non è solamente fatta di strumenti e di tecnologie. E perché poi il divertimento dovrebbe essere solamente quello di fare un videogioco a scuola? Prendiamo allora spunto dalla ricchezza del nostro vocabolario. Che cosa significa edutainment? Educare e intrattenere? Educare per divertire? Divertire per educare? Le possibili declinazioni possono essere davvero tante. Così come le possibili interpretazioni didattiche. In questo post, ve ne proponiamo una. Divertire, dal latino Divèrtĕre e/o Devèrtĕre. Il participio passato di questo verbo è Divèrsus. Il suo significato è: volgere altrove, in direzione opposta, deviare. Questo il “nostro” significato: edutainment come una deviazione dalla solita istruzione e dalla solita didattica cui siamo abituati (schede, lezioni frontali, staticità). Se imbocchiamo quest’opposta direzione, non solo, come insegnanti, saremo obbligati a divertirci, ma avremo la possibilità di costruire quella forte interdipendenza con gli alunni che ogni autentico processo di apprendimento richiede.

        Luca Ghirotto

         

        Riferimenti bibliografici

        Buckingham, D., Scanlon, M., & Sefton-Green, J. (2001). Selling the digital dream: marketing educational technology to teacher and parents. In A. Loveless & V. Ellis (Eds.), Subject to Change: Literacy and Digital Technology (pp. 20-40). London: Routledge.

        McLuhan, M. (1964/2008). Gli strumenti del comunicare. Milano: Il Saggiatore.

        The American Heritage Dictionary of the English Language. (2011).

        White, R. (2003). That’s edutainment. Kansas City, MO: White Hutchinson Leisure & Learning Group.

         

          Progetto Scuole Piccolini®: la parola ai vincitori

          Coinvolgimento, emozione ed entusiasmo. Ecco ciò che ha suscitato tra bambini e insegnanti la partecipazione al concorso L’orto di Chef Max.

          Si è infatti conclusa da poco la II edizione del Progetto Piccolini® dedicato alle scuole dell’infanzia, un percorso didattico-educativo ideato per sensibilizzare i bambini già dalla tenera età sul valore della sana e corretta alimentazione e sull’importanza delle buone relazioni a tavola nel momento della condivisione del pasto. Nel progetto di quest’anno, inoltre, i bambini sono stati accompagnati dal simpatico Chef Max a conoscere l’orto e a capire l’importanza di verdure e ortaggi che tanti benefici portano per la loro salute ma che troppo spesso faticano a mangiare.

          Afferma la signora Camilla Dusi maestra della sezione verde della Scuola dell’Infanzia Tommaso Alberti di Rezzato (BS) “Il progetto di quest”anno ha visto i bambini protagonisti di esperienze legate al mondo delle fiabe ma in un”ottica particolare, quella delle emozioni. Una delle fiabe proposte nel periodo primaverile è stata quella di Mignolina, piccola bambina che nasce da un seme… L”esperienza della semina del basilico è stata inserita in questo contesto per permettere ai bambini di sperimentare da vicino nuove emozioni legate al meraviglioso mondo della natura: attesa , sorpresa, nascita e crescita di un seme. I bambini hanno trovato l”esperienza stimolante e interessante”.

          L’entusiasmo delle insegnanti nello sviluppo del progetto si può toccare con mano ed emerge dalle loro parole: “Tra fiabe, canzoni, esperienze dirette di semina e giardinaggio, attività grafiche, consultazione di testi, il vostro quaderno di lavoro (pratico e divertente) è capitato… a fagiolo, come suol dirsi. Inoltre, in occasione della Giornata Mondiale della Famiglia, il 15 maggio, ogni bimbo ha portato a casa un fagottino a sorpresa, contenente un vasetto con l’etichetta, un sacchetto di terriccio, la bustina di semi di basilico e una filastrocca creata per l’occasione. Oltre alla semina sperimentata a scuola, i bimbi hanno condiviso così questa interessante esperienza con i loro familiari asserisce la maestra Rita Rosa della sezione D “Pollicina” della Scuola dell’Infanzia Hansel e Gretel di Rivalta di Torino.

          Il progetto è stato molto apprezzato dai docenti in quanto è stato un modo per coinvolgere tutti i bambini, giocando e imparando, nella realizzazione di un elaborato che sarebbe servito per partecipare al concorso, come ci racconta la But at the same time, searching for practice driving test courses allows for you to make the choice that fits YOU the best. maestra Camilla: “Abbiamo coinvolto i bambini nel progetto di Chef Max in maniera diversificata, incominciando dalla realizzazione di un orto-giardino con la collaborazione di alcuni genitori; questo ha permesso di fare le prime esperienze di semina, poi in sezione abbiamo proseguito con il vostro quaderno-gioco ed il materiale didattico. In seguito i bambini hanno realizzato mascherine con foglie di basilico, cartelloni rappresentanti l”orto, e per finire si sono divertiti a realizzare il protagonista del progetto, Chef Max, con il materiale di recupero a disposizione: pasta di diversi formati, pezzi di rete, gusci di noce, stoffe…”

          La presenza dell’azienda Barilla promotrice del progetto non ha suscitato disappunto da parte dei docenti: “Si è trattato di una presenza non invadente, proposta in maniera chiara e corretta, non dipendente dall’acquisto di alcun prodotto. Il materiale didattico e il fascicoletto per le famiglie sono stati predisposti con cura da persone competenti. Speriamo che questo tipo d’interesse per la scuola continui nel tempo con le stesse caratteristiche” spiega la maestra Rita.

          È della stessa idea la maestra Camilla: “Dare la possibilità alla scuola di ampliare l”offerta formativa con progetti selezionati da esperti è senza ombra di dubbio uno sforzo ammirevole. Quando il progetto coinvolge anche le famiglie si riconferma l”importanza della continuità educativa che deve essere sempre salvaguardata per permettere lo sviluppo armonico della personalità dei bambini”.

          Qualche suggerimento per il progetto del prossimo anno? Le due insegnanti danno spunti molto interessanti: dall’introduzione di collaborazione di nuove figure di esperti che ci aiutino ad affrontare il delicato problema dell”alimentazione anche con i genitori, sicuramente un” opportunità molto interessante, soprattutto per chi, come la nostra scuola, crede nell”importanza di una alimentazione varia, sana, corretta e completa” consiglio della maestra Camilla, a un nuovo tipo di percorso sull’uso di tutti i cinque sensi nella scoperta di cibi familiari o sconosciuti. E per finire, un po’ di galateo, ai nostri giorni, non guasta mai” suggerito dalla maestra Rita.

           

            Dall’aula all’azienda, le idee prendono forma

            Un’idea che cambia il mondo? Portare oltre 200 ragazzi tra gli 11 e i 13 anni a contatto diretto con il cuore della produzione di una tipica azienda manifatturiera “made in Italy”, per vedere da vicino cosa significa dare forma concreta alla creatività. Divertendosi, partecipando, imparando. Costruendo collegamenti con quanto fatto in classe. È questo il senso delle visite didattiche organizzate presso SEI tra marzo e aprile, a coronamento del percorso didattico svolto dai ragazzi assieme al vulcanico IVO CREATIVO.

            Potere alla creatività, volontà di riversarla in qualcosa di tangibile, fiducia nelle proprie capacità. Partendo dai programmi di tecnologia e informatica, veleggiando sulle tecniche di pensiero laterale per poi planare sulla grammatica che regola il mondo della produzione. È qui dentro che si gioca la partita di UN’IDEA CHE CAMBIA IL MONDO, il percorso didattico-educativo promosso dall’azienda milanese online casino dgfev – una delle aziende leader in Italia nei prodotti per l’ufficio online casino e per la scuola – allo scopo di seminare un pezzettino di anno scolastico con il lievito della creatività. Con l’obiettivo di aiutare i più giovani a sviluppare le proprie capacità e fare il pieno di autostima. Perché un’idea non basta, occorre impegnarsi per realizzarla!

            Le tappe della visita? La nascita di un prodotto. Le applicazioni della plastica. L’energia sostenibile che utilizza SEI lungo il processo produttivo. E poi le singole fasi della produzione, la spinta all’innovazione e alla ricerca di un’azienda che fa le cose con passione.

            “Un’esperienza davvero impegnativa, sotto il profilo organizzativo – sottolinea Andrea Rota, titolare dell’azienda insieme al fratello Riccardo – ma emozionante e appagante”. Il segreto? “Il lavoro di squadra. Diversi ‘addetti ai lavori’ che hanno saputo trasformare una semplice visita al nostro reparto produttivo e distributivo in un momento di interazione e apprendimento. Non era per niente semplice catturare l’attenzione di un pubblico così giovane!”.

            Ecco trovata la quadratura del cerchio: stimolare i ragazzi sul piano didattico e allo stesso tempo farsi conoscere come attore economico attento anche al proprio complesso ruolo all’interno di una comunità e di un territorio. E sono gli insegnanti stessi i primi ad apprezzare questo tipo di iniziative, in particolare la capacità di costruire ponti tra l’aula e il mondo della produzione – come testimonia il video qui di seguito.

            Per approfondire:

            Un”idea che cambia il mondo

              Quando si vede ciò che s’impara?

              “Education is what remains after one has forgotten what one has learned in school.”

              Albert Einstein

              Come può la didattica aiutare in modo efficace la costruzione dei saperi e delle discipline? Una domanda preziosa da farsi, sempre, ogni volta che s’incontrano bambini e bambine, ogni volta che si vuole “educare”. Una domanda che riprende il post precedente e che rilancia l’idea di con-testo, perché include l’idea di relazionalità propria della didattica. In più, perché senza aver pensato, progettato e voluto un con-testo di apprendimento, è proprio difficile rendere visibile ciò che s’impara. L’apprendimento/insegnamento non si sa dove sia, è qualcosa di invisibile. Si cerca di far emergere l’apprendimento, soprattutto per tentare di valutarlo, attraverso test, prove scritte, interrogazioni; si cerca di valutare l’insegnamento o, meglio, gli insegnanti, attraverso la misurazione degli apprendimenti degli alunni. Apprendimento/educazione/insegnamento sono in fondo inscindibili e, ancora più in fondo, invisibili se non si pensano i con-testi. Perché non si può vedere/valutare l’apprendimento nella scuola tradizionale, nella scuola senza con-testi? È una questione sia di terminologia sia di pedagogia di riferimento.

               

              Il 28 gennaio 2008, è stata promulgata una “Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla Costituzione del Quadro Europeo delle Qualifiche per l’Apprendimento Permanente”, alla fine della quale si danno alcune definizioni di lavoro di termini che, solitamente, vengono utilizzati indifferenziatamente, senza pensarci tanto. Qui, i risultati del processo di apprendimento “sono definiti in termini di conoscenze, abilità e competenze”. Le “conoscenze” sono, allora, il risultato dell’assimilazione d’informazioni e, mentre le “abilità” indicano le capacità di applicare le conoscenze e di utilizzare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi, le “competenze” riguardano una “comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale”.

               

              Quali sono, dunque, le modalità per rendere visibile l’apprendimento? Attraverso che cosa si rendono visibili le conoscenze, le abilità e le competenze che sostanziano i risultati dell’apprendimento? La nostra riflessione sull’edutainment si rifà a quel più ampio approccio che si potrebbe mobil games definire “experience-based learning” (per chi mastica un po’ di inglese: http://complexworld.pbworks.com/f/Experience-based%20learning.pdf), cioè apprendimento basato sull’esperienza e che proviene dall’esperienza, dalla sperimentazione, dalla ricerca. Gli ingredienti per un contesto di “apprendimento dall’esperienza” sono:

              - coinvolgere qualcosa che sia significativo per lo studente: se il tema, l’attività o la proposta è lontana dall’individualità, ci sarà poco da fare! Anche perché,

              - gli studenti devono essere personalmente coinvolti;

              - ci deve essere una fase di commento e i docenti devono dare differenti opportunità per scrivere, riscrivere, discutere le proprie esperienze fatte, durante tutto il processo;

              - un processo di apprendimento basato sull’esperienza coinvolge tutta la persona: oltre alle capacità mentali, anche i sensi, i sentimenti e tiene conto delle idiosincrasie;

              - agli studenti va accreditato il loro sapere precedente: nessun insegnante deve avere la presunzione di essere il primo a insegnare/trasmettere una cosa. Ognuno di noi, in ogni età della vita, possiede propri saperi, proprie teorie, sebbene incongrue o da modificare. Il sapere, poi, non è qualcosa che si trasferisce da testa a testa, ma si costruisce individualmente e collettivamente;

              - agli insegnanti è chiesto di sostenere un senso di fiducia, rispetto, apertura e pre-occupazione per il benessere degli studenti.

              In questo modo, con questa pedagogia, insegnanti, docenti ed educatori saranno in grado di rendere visibile l’apprendimento, nella consapevolezza che, come dice Albert Einstein, l’educazione è ciò che rimane dopo aver dimenticato ciò che si è imparato a scuola. Non me ne vogliano i docenti che leggeranno questo post… ma è così! E non c’è nessun problema.

              Luca Ghirotto

                Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

                “What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

                 Con questo intervento si apre un ambiente che spero sia di scambio e confronto, sui temi della didattica, dell’edutainment e della pedagogia in relazione, soprattutto, ai processi di apprendimento.

                Un luogo virtuale per bisogni reali di insegnanti, educatori, operatori pedagogici: pensare la didattica, perché una didattica non pensata è inutile, inefficace, non diverte nessuno. Né insegnante né alunno.

                Quali i temi?

                Didattica, divertimento, apprendimento, educazione, comunicazione, efficacia, gioco: ecco alcune parole-chiave che accompagneranno questo spazio. Nella stessa “logica” pedagogica che non solo ha guidato la realizzazione dei quaderni, degli strumenti, dei progetti educativi disponibili sul sito, ma che ha anche permesso di elaborare una comprensione nuova della didattica, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola dell’obbligo.

                Questi temi potranno intersecare naturalmente gli interessi e le riflessioni di quanti sono coinvolti nell’educazione delle giovani (ma anche meno giovani) generazioni: un invito a contribuire, con il forum, a pensare insieme l’edutainment.

                Per iniziare: perché pensare la didattica? Ma, soprattutto, a quale didattica pensare? La didattica cui faccio riferimento è un momento della relazione educativa tra insegnante/educatore e alunno/educando, pensato, casino online progettato, che riguarda, primariamente, la comunicazione.

                Una comunicazione tra due o più soggetti attivi che costruiscono insieme un sapere condiviso.

                La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

                Sono i saperi che definiscono i propri contenuti: la didattica li esprime, li raccoglie, dà loro voce. L’apprendimento, infine, personalizza il sapere e fa evolvere la conoscenza individuale e collettiva.

                La didattica si occupa, quindi, dei modi attraverso i quali i saperi incontrano più efficacemente le persone che sono in educazione. In questo senso, pensare la didattica significa pensare anche ai mezzi della comunicazione, alle tecniche e alle tecnologie all’interno di una relazione che come fine ultimo ha l’educazione e non l’indottrinamento, la costruzione e l’accrescimento dei saperi, non la memorizzazione.

                Pensare la didattica, allora, significa pensare a quei pre-testi e con-testi che sostengono la costruzione sempre più autonoma e individuale delle conoscenze degli alunni. E insisto su questo termine: costruzione. Perché ciò che è cultura, conoscenza, sapere non è qualcosa di dato una volta per sempre, ma è il risultato di una interazione sociale: ogni apprendimento, del resto, avviene perché siamo con gli altri. In questo senso, la didattica deve trovare pre-testi e con-testi di socializzazione, di scambio, di confronto se vuole sostenere l’apprendimento e, quindi, la costruzione di cultura, conoscenza e sapere.

                Questa allora l’idea di didattica: la congiunzione tecnica e comunicazionale della relazione educativa, per la costruzione di saperi e conoscenze.

                  Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

                  “What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

                   Con questo intervento si apre un ambiente che spero sia di scambio e confronto, sui temi della didattica, dell’edutainment e della pedagogia in relazione, soprattutto, ai processi di apprendimento.

                  Un luogo virtuale per bisogni reali di insegnanti, educatori, operatori pedagogici: pensare la didattica, perché una didattica non pensata è inutile, inefficace, non diverte nessuno. Né insegnante né alunno.

                  Quali i temi?

                  Didattica, divertimento, apprendimento, educazione, comunicazione, efficacia, gioco: ecco alcune parole-chiave che accompagneranno questo spazio. Nella stessa “logica” pedagogica che non solo ha guidato la realizzazione dei quaderni, degli strumenti, dei progetti educativi disponibili sul sito, ma che ha anche permesso di elaborare una comprensione nuova della didattica, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola dell’obbligo.

                  Questi temi potranno intersecare naturalmente gli interessi e le riflessioni di quanti sono coinvolti nell’educazione delle giovani (ma anche meno giovani) generazioni: un invito a contribuire, con il forum, a pensare insieme l’edutainment.

                  Per iniziare: perché pensare la didattica? Ma, soprattutto, a quale didattica pensare? La didattica cui faccio riferimento è un momento della relazione educativa tra insegnante/educatore e alunno/educando, pensato, progettato, che riguarda, primariamente, la comunicazione.

                  Una comunicazione tra due o più soggetti attivi che costruiscono insieme un sapere condiviso.

                  La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

                  Sono i saperi che definiscono i propri contenuti: la didattica li esprime, li raccoglie, dà loro voce. L’apprendimento, infine, personalizza il sapere e fa evolvere la conoscenza individuale e collettiva.

                  La didattica si occupa, quindi, dei modi attraverso i quali i saperi incontrano più efficacemente le persone che sono in educazione. In questo senso, pensare la didattica significa pensare anche ai mezzi della comunicazione, alle tecniche e alle tecnologie all’interno di una relazione che come fine ultimo ha l’educazione e non l’indottrinamento, la costruzione e l’accrescimento dei saperi, non la memorizzazione.

                  Pensare la didattica, allora, significa pensare a quei pre-testi e con-testi che sostengono la costruzione sempre più autonoma e individuale delle conoscenze degli alunni. E insisto su questo termine: costruzione. Perché ciò che è cultura, conoscenza, sapere non è qualcosa di dato una volta per sempre, ma è il risultato di una interazione sociale: ogni apprendimento, del resto, avviene perché siamo con gli altri. In questo senso, la didattica deve trovare pre-testi e con-testi di socializzazione, di scambio, di confronto se vuole sostenere l’apprendimento e, quindi, la costruzione di cultura, conoscenza e sapere.

                  Questa allora l’idea di didattica: la congiunzione tecnica e comunicazionale della relazione educativa, per la costruzione di saperi e conoscenze.

                    Quattromila voci per dire “stop ai bulli”

                    Quattromila insoliti “zoo” dentro le scuole, con simpatici animali dai caratteri a volte affini, a volte complementari, a volte in conflitto, ma tutti compattamente schierati contro i bulli! E al fianco di questi simbolici amici in cui immedesimarsi, ecco i bambini. In un gioioso concerto di voci, giochi, attività per sperimentare le mille sfaccettature di comportamento e di stato d’animo che caratterizzano non soltanto l’età adulta, ma anche l’identità delle nuove generazioni che crescono. Non è una recita, ma lo svolgimento di “Siamo tutti Capitano”, il progetto di educazione socio-affettiva a cura di Nicola Iannaccone e incentrato su 10 animali-guida che Pasta del Capitano-Farmaceutici Dottor Ciccarelli in tandem con d&f sta portando avanti nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie di tutta Italia. La strategia è a largo respiro: disinnescare i semi del bullismo, per la prima volta già dalla scuola dell’infanzia. Imparando a riconoscere le emozioni, a esprimerle, a essere leader della propria vita e nell’amicizia.

                    I numeri? Sono stati presentati in occasione di una conferenza stampa svoltasi a Milano. E a occhio e croce, le carte con gli animali stanno davvero conquistando le scuole: quasi quattromila i kit distribuiti gratuitamente in altrettante classi, un concorso che mette in palio computer e materiale scolastico, la sensazione di aver intercettato un’esigenza diffusa, quella di “educare” all’esercizio della leadership positiva. E quale migliore incubatore della scuola, ossia quel luogo in cui il bambino comincia a sperimentare concretamente e continuativamente il suo essere individuo all’interno di un gruppo? I numeri parlano chiaro: quasi 9 italiani su 10 ritengono che la scuola sia il luogo per eccellenza del bullismo, uno su due è convinto che un modello di comportamento positivo e non aggressivo sia uno strumento efficace di prevenzione (dati ricerca “Gli italiani e il bullismo” – AstraRicerche).

                    “Il percorso didattico che abbiamo sviluppato – ha sottolineato  Nicola Iannaccone, consulente scientifico e curatore del progetto, nonché coordinatore del progetto “Stop al bullismo. Strategie per ridurre i comportamenti aggressivi e passivi in ambito scolastico”, psicologo presso il servizio sanitario pubblico e autore di importanti testi sul tema – si rivolge ai bambini, ai loro educatori e alle loro famiglie, coinvolgendo l’intero sistema sociale nel quale i più piccoli sviluppano le  capacità relazionali. Ed è fondamentale – ricorda Iannaccone – per prevenire l’insorgere di comportamenti che possono degenerare in fenomeni di bullismo, intervenire proprio laddove avvengono le prime esperienze di interazione sociale tra gruppi di pari, educando a comportamenti positivi per sé e per gli altri”. Quindi, non è mai troppo presto. “Si è deciso di rivolgersi alle scuole primarie e, per la prima volta con un progetto di prevenzione e sensibilizzazione verso il tema del bullismo, anche alle scuole dell’infanzia”.

                    “Questo progetto – commenta Marco Pasetti, Presidente e Amministratore Unico di Farmaceutici Dottor Ciccarelli – rappresenta la volontà del marchio Pasta del Capitano, che da oltre 100 anni fa sorridere gli Italiani, di essere accanto alle famiglie con un impegno che rappresenti quelli che da sempre sono i suoi valori di marca: affidabilità e garanzia di serietà”.

                    “La collaborazione tra pubblico e privato nella promozione di progetti didattici all’interno delle scuole – ha sottolineato nel corso della conferenza stampa Giuseppe Petralia, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Milano - è particolarmente utile al miglioramento della qualità dell’offerta didattica. E “Siamo tutti Capitano” si inserisce bene tra le proposte che oggi si elaborano per rispondere all’esigenza di affrontare il problema del bullismo e, più in generale, quello delle corrette relazioni interpersonali e di gruppo. L’azione della scuola, con l’aiuto di soggetti esterni quali, in questo caso, Farmaceutici Dottor Ciccarelli – ha proseguito Petralia - trova un valido supporto nell’affrontare uno dei temi più dibattuti e delicati, che vede come attori la scuola stessa e la famiglia in un’azione sinergica che dovrebbe avere inizio fin dalla scuola dell’infanzia. È qui che si inserisce il partner esterno quale elemento di sostegno e promozione di una mirata attività volta, se non a sconfiggere, almeno a scalfire un fenomeno in crescita esponenziale e sempre più preoccupante.”

                    E sono tante le carte da giocare! Tutto comincia dal mazzo con le cosiddette figure-stimolo, dieci animali-guida capaci di essere – come tutti, del resto – a volte bravi, a volte meno bravi, a seconda dei comportamenti che mettono in atto nella relazione col prossimo. E con le carte e il quaderno, i bambini sono impegnati in giochi di ruolo, attività, esercizi creativi attraverso i quali apprendono nuove competenze sociali e abilità della comunicazione. Obiettivo? Saper poi spendere questi “talenti” nella vita di tutti i giorni per essere tutti Capitano! A completare il kit, l’opuscolo per i docenti e una piccola guida per le famiglie.

                    Per approfondire