Privacy e scuola

Nell’era di Tablet, Smartphone e Social Network il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto utile fornire a professori, genitori e studenti, attraverso un comunicato stampa, alcune indicazioni generali in materia di tutela della privacy.

Fotografie e riprese video durante recite, saggi o gite scolastiche? Se le immagini sono raccolte a fini personali e destinate ad un ambito familiare o amicale, non ledono la privacy. Situazione diversa si prospetta nel caso in cui si intenda pubblicarle o diffonderle in rete: in questo caso è necessario ottenere il consenso delle persone presenti nei video o nelle foto.

Per quanto riguarda l’uso di cellulari, Smartphone e Tablet spetta autonomamente ai singoli istituti scolastici decidere come regolamentare o se vietare del tutto l’uso di questi dispositivi. In generale, però, è proibito diffondere immagini, video o foto sul web se non con il consenso delle persone riprese.

Inoltre la diffusione di immagini e filmati che ledono la riservatezza e la dignità delle persone può far incorrere lo studente in sanzioni disciplinari e pecuniarie o perfino in veri e propri reati.

 

Restano pubblici, come stabilito dal Ministero dell’istruzione, i compiti in classe e le interrogazioni, gli esiti degli scrutini e degli esami di Stato.

È importante, però, che l’istituto non fornisca informazioni sulle condizioni di salute degli studenti: ad esempio non devono essere pubblicati riferimenti alle prove differenziate sostenute dagli studenti diversamente abili, tale specifica dovrà essere indicata solamente nell’attestazione da rilasciare allo studente.

 

L’insegnante non lede la privacy dello studente assegnando ai propri alunni temi riguardanti argomenti personali. Ma, nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe, sta nella sensibilità del docente capire dove finisce l’esigenza didattica e dove inizia il diritto alla riservatezza dell’alunno, soprattutto se si toccano tematiche delicate.

 

 

 

    2 pensieri su “Privacy e scuola

    1. Non trovo eticamente corretto leggere in classe i voti della pagella o dei compiti men che meno quando l’alunno è assente.
      Continuano a sostenere che i voti sono pubblici ma a mio parere non è corretto lede la sfera personale dell’alunno e mette in gioco la sua sensibilità non in modo formativo/positivo – soprattutto alle medie – quando ancora non ha la sciurezza per difendersi dai commenti dei compagni.
      La socità in cui viviamo ci forgia già su molte cose negative e i ragazzi sono costretti ad imparare a difendersi, talvolta loro malgrado, dalle angherie e dagli stupidi atteggiamenti dei compagni. Forse voi direte “questa è la vita” ma non necessariamente deve passare attraverso una trasprenza così ostinata!
      NC

      • Gentile Nadia, è vero però che la trasparenza stimola l’assunzione di responsabilità, ma senz’altro le considerazioni sui confini tra personale/pubblico in momenti diversi della vita sono fonte di dibattito. Cosa ne pensate?

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