Quando si vede ciò che s’impara?

“Education is what remains after one has forgotten what one has learned in school.”

Albert Einstein

Come può la didattica aiutare in modo efficace la costruzione dei saperi e delle discipline? Una domanda preziosa da farsi, sempre, ogni volta che s’incontrano bambini e bambine, ogni volta che si vuole “educare”. Una domanda che riprende il post precedente e che rilancia l’idea di con-testo, perché include l’idea di relazionalità propria della didattica. In più, perché senza aver pensato, progettato e voluto un con-testo di apprendimento, è proprio difficile rendere visibile ciò che s’impara. L’apprendimento/insegnamento non si sa dove sia, è qualcosa di invisibile. Si cerca di far emergere l’apprendimento, soprattutto per tentare di valutarlo, attraverso test, prove scritte, interrogazioni; si cerca di valutare l’insegnamento o, meglio, gli insegnanti, attraverso la misurazione degli apprendimenti degli alunni. Apprendimento/educazione/insegnamento sono in fondo inscindibili e, ancora più in fondo, invisibili se non si pensano i con-testi. Perché non si può vedere/valutare l’apprendimento nella scuola tradizionale, nella scuola senza con-testi? È una questione sia di terminologia sia di pedagogia di riferimento.

 

Il 28 gennaio 2008, è stata promulgata una “Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla Costituzione del Quadro Europeo delle Qualifiche per l’Apprendimento Permanente”, alla fine della quale si danno alcune definizioni di lavoro di termini che, solitamente, vengono utilizzati indifferenziatamente, senza pensarci tanto. Qui, i risultati del processo di apprendimento “sono definiti in termini di conoscenze, abilità e competenze”. Le “conoscenze” sono, allora, il risultato dell’assimilazione d’informazioni e, mentre le “abilità” indicano le capacità di applicare le conoscenze e di utilizzare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi, le “competenze” riguardano una “comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale”.

 

Quali sono, dunque, le modalità per rendere visibile l’apprendimento? Attraverso che cosa si rendono visibili le conoscenze, le abilità e le competenze che sostanziano i risultati dell’apprendimento? La nostra riflessione sull’edutainment si rifà a quel più ampio approccio che si potrebbe mobil games definire “experience-based learning” (per chi mastica un po’ di inglese: http://complexworld.pbworks.com/f/Experience-based%20learning.pdf), cioè apprendimento basato sull’esperienza e che proviene dall’esperienza, dalla sperimentazione, dalla ricerca. Gli ingredienti per un contesto di “apprendimento dall’esperienza” sono:

- coinvolgere qualcosa che sia significativo per lo studente: se il tema, l’attività o la proposta è lontana dall’individualità, ci sarà poco da fare! Anche perché,

- gli studenti devono essere personalmente coinvolti;

- ci deve essere una fase di commento e i docenti devono dare differenti opportunità per scrivere, riscrivere, discutere le proprie esperienze fatte, durante tutto il processo;

- un processo di apprendimento basato sull’esperienza coinvolge tutta la persona: oltre alle capacità mentali, anche i sensi, i sentimenti e tiene conto delle idiosincrasie;

- agli studenti va accreditato il loro sapere precedente: nessun insegnante deve avere la presunzione di essere il primo a insegnare/trasmettere una cosa. Ognuno di noi, in ogni età della vita, possiede propri saperi, proprie teorie, sebbene incongrue o da modificare. Il sapere, poi, non è qualcosa che si trasferisce da testa a testa, ma si costruisce individualmente e collettivamente;

- agli insegnanti è chiesto di sostenere un senso di fiducia, rispetto, apertura e pre-occupazione per il benessere degli studenti.

In questo modo, con questa pedagogia, insegnanti, docenti ed educatori saranno in grado di rendere visibile l’apprendimento, nella consapevolezza che, come dice Albert Einstein, l’educazione è ciò che rimane dopo aver dimenticato ciò che si è imparato a scuola. Non me ne vogliano i docenti che leggeranno questo post… ma è così! E non c’è nessun problema.

Luca Ghirotto

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