Che cos’è My Edutainment?

Con myedutainment, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia hanno la possibilità di mettersi alla prova con PROGETTI stimolanti e divertenti, concorsi e iniziative che fanno aggiudicare ricchi materiali didattici, momenti formativi ed eventi che rendono i percorsi ancora più coinvolgenti.

Anche quest’anno su MYEDUTAINMENT.IT trovi KIT COMPLETAMENTE GRATUITI, sviluppati da un team di professionisti dell’edutainment con la consulenza di pedagogisti, nutrizionisti, psicologi che accompagnano le classi in percorsi di educazione ambientale o alla relazione, alimentare o alla creatività e tanto altro.

My Edutainment non è solo l’occasione per scoprire nuovi percorsi didattici che integrano armoniosamente i programmi, ma è un luogo di confronto e scambio DEDICATO A CHI LA SCUOLA FA TUTTI I GIORNI, VOI DOCENTI.

 

 

Emilia: niente scritto solo orale nelle zone terremotate

L’emergenza terremoto cambia la vita scolastica rivoluzionando gli esami di maturità e quelli di terza media. Il ministro Francesco Profumo, infatti, ha decretato: “niente prove scritte per gli studenti nei comuni colpiti dal terremoto in Emilia”.

La lista delle scuole è stata redatta dagli uffici scolastici regionali valutando le condizioni di agibilità dei singoli edifici. Cinque le province interessate: Modena, Ferrara, Bologna, Reggio Emilia e Parma. Più di 70.000 gli studenti delle scuole colpite dal sisma, di cui quasi 4.300 hanno svolto gli esami in aule sostitutive, gazebo e tensostrutture, per un totale di 34 sedi sparse in 20 comuni.

“Lo sforzo fatto è stato quello di garantire un equilibrio tra serietà scolastica, condizioni logistiche possibili e serenità di cui gli studenti hanno bisogno”, dice Stefano Versari, direttore dell’ufficio scolastico dell’Emilia Romagna che in una lettera aperta inviata a studenti, docenti e dirigenti ha sottolineato: “Si è considerato che la ricerca di una possibile normalità negli esami potesse costituire il giusto antidoto all’ansia che le catastrofi naturali determinano, ed anche un messaggio di ripresa della speranza nel futuro.

Anche i dirigenti scolastici hanno accolto favorevolmente l’ordinanza del Ministero dell’Istruzione di far svolgere gli esami solo in forma orale. “Abbiamo richiesto con tutte le nostre forze che l’esame non fosse scritto, era altrimenti impossibile sostenerlo: non c’erano gli spazi e le condizioni psicologiche, qui la terra trema ancora”, ha raccontato Cristina Pedarzini, preside del liceo scientifico Morandi di Finale Emilia.

Inoltre, sempre secondo l’ordinanza del Ministero dell’Istruzione, nelle aree interessate dal sisma e per le quali i sindaci abbiano disposto la chiusura degli edifici pubblici, l’anno scolastico è valido anche se non è stata raggiunta la quota dei 200 giorni.

 

 

 

 

 

 

 

 

Quando si vede ciò che s’impara?

“Education is what remains after one has forgotten what one has learned in school.”

Albert Einstein

Come può la didattica aiutare in modo efficace la costruzione dei saperi e delle discipline? Una domanda preziosa da farsi, sempre, ogni volta che s’incontrano bambini e bambine, ogni volta che si vuole “educare”. Una domanda che riprende il post precedente e che rilancia l’idea di con-testo, perché include l’idea di relazionalità propria della didattica. In più, perché senza aver pensato, progettato e voluto un con-testo di apprendimento, è proprio difficile rendere visibile ciò che s’impara. L’apprendimento/insegnamento non si sa dove sia, è qualcosa di invisibile. Si cerca di far emergere l’apprendimento, soprattutto per tentare di valutarlo, attraverso test, prove scritte, interrogazioni; si cerca di valutare l’insegnamento o, meglio, gli insegnanti, attraverso la misurazione degli apprendimenti degli alunni. Apprendimento/educazione/insegnamento sono in fondo inscindibili e, ancora più in fondo, invisibili se non si pensano i con-testi. Perché non si può vedere/valutare l’apprendimento nella scuola tradizionale, nella scuola senza con-testi? È una questione sia di terminologia sia di pedagogia di riferimento.

 

Il 28 gennaio 2008, è stata promulgata una “Raccomandazione del Parlamento Europeo e del Consiglio sulla Costituzione del Quadro Europeo delle Qualifiche per l’Apprendimento Permanente”, alla fine della quale si danno alcune definizioni di lavoro di termini che, solitamente, vengono utilizzati indifferenziatamente, senza pensarci tanto. Qui, i risultati del processo di apprendimento “sono definiti in termini di conoscenze, abilità e competenze”. Le “conoscenze” sono, allora, il risultato dell’assimilazione d’informazioni e, mentre le “abilità” indicano le capacità di applicare le conoscenze e di utilizzare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi, le “competenze” riguardano una “comprovata capacità di utilizzare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche, in situazioni di lavoro o di studio e nello sviluppo professionale e personale”.

 

Quali sono, dunque, le modalità per rendere visibile l’apprendimento? Attraverso che cosa si rendono visibili le conoscenze, le abilità e le competenze che sostanziano i risultati dell’apprendimento? La nostra riflessione sull’edutainment si rifà a quel più ampio approccio che si potrebbe mobil games definire “experience-based learning” (per chi mastica un po’ di inglese: http://complexworld.pbworks.com/f/Experience-based%20learning.pdf), cioè apprendimento basato sull’esperienza e che proviene dall’esperienza, dalla sperimentazione, dalla ricerca. Gli ingredienti per un contesto di “apprendimento dall’esperienza” sono:

- coinvolgere qualcosa che sia significativo per lo studente: se il tema, l’attività o la proposta è lontana dall’individualità, ci sarà poco da fare! Anche perché,

- gli studenti devono essere personalmente coinvolti;

- ci deve essere una fase di commento e i docenti devono dare differenti opportunità per scrivere, riscrivere, discutere le proprie esperienze fatte, durante tutto il processo;

- un processo di apprendimento basato sull’esperienza coinvolge tutta la persona: oltre alle capacità mentali, anche i sensi, i sentimenti e tiene conto delle idiosincrasie;

- agli studenti va accreditato il loro sapere precedente: nessun insegnante deve avere la presunzione di essere il primo a insegnare/trasmettere una cosa. Ognuno di noi, in ogni età della vita, possiede propri saperi, proprie teorie, sebbene incongrue o da modificare. Il sapere, poi, non è qualcosa che si trasferisce da testa a testa, ma si costruisce individualmente e collettivamente;

- agli insegnanti è chiesto di sostenere un senso di fiducia, rispetto, apertura e pre-occupazione per il benessere degli studenti.

In questo modo, con questa pedagogia, insegnanti, docenti ed educatori saranno in grado di rendere visibile l’apprendimento, nella consapevolezza che, come dice Albert Einstein, l’educazione è ciò che rimane dopo aver dimenticato ciò che si è imparato a scuola. Non me ne vogliano i docenti che leggeranno questo post… ma è così! E non c’è nessun problema.

Luca Ghirotto

Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

“What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

 Con questo intervento si apre un ambiente che spero sia di scambio e confronto, sui temi della didattica, dell’edutainment e della pedagogia in relazione, soprattutto, ai processi di apprendimento.

Un luogo virtuale per bisogni reali di insegnanti, educatori, operatori pedagogici: pensare la didattica, perché una didattica non pensata è inutile, inefficace, non diverte nessuno. Né insegnante né alunno.

Quali i temi?

Didattica, divertimento, apprendimento, educazione, comunicazione, efficacia, gioco: ecco alcune parole-chiave che accompagneranno questo spazio. Nella stessa “logica” pedagogica che non solo ha guidato la realizzazione dei quaderni, degli strumenti, dei progetti educativi disponibili sul sito, ma che ha anche permesso di elaborare una comprensione nuova della didattica, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola dell’obbligo.

Questi temi potranno intersecare naturalmente gli interessi e le riflessioni di quanti sono coinvolti nell’educazione delle giovani (ma anche meno giovani) generazioni: un invito a contribuire, con il forum, a pensare insieme l’edutainment.

Per iniziare: perché pensare la didattica? Ma, soprattutto, a quale didattica pensare? La didattica cui faccio riferimento è un momento della relazione educativa tra insegnante/educatore e alunno/educando, pensato, casino online progettato, che riguarda, primariamente, la comunicazione.

Una comunicazione tra due o più soggetti attivi che costruiscono insieme un sapere condiviso.

La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

Sono i saperi che definiscono i propri contenuti: la didattica li esprime, li raccoglie, dà loro voce. L’apprendimento, infine, personalizza il sapere e fa evolvere la conoscenza individuale e collettiva.

La didattica si occupa, quindi, dei modi attraverso i quali i saperi incontrano più efficacemente le persone che sono in educazione. In questo senso, pensare la didattica significa pensare anche ai mezzi della comunicazione, alle tecniche e alle tecnologie all’interno di una relazione che come fine ultimo ha l’educazione e non l’indottrinamento, la costruzione e l’accrescimento dei saperi, non la memorizzazione.

Pensare la didattica, allora, significa pensare a quei pre-testi e con-testi che sostengono la costruzione sempre più autonoma e individuale delle conoscenze degli alunni. E insisto su questo termine: costruzione. Perché ciò che è cultura, conoscenza, sapere non è qualcosa di dato una volta per sempre, ma è il risultato di una interazione sociale: ogni apprendimento, del resto, avviene perché siamo con gli altri. In questo senso, la didattica deve trovare pre-testi e con-testi di socializzazione, di scambio, di confronto se vuole sostenere l’apprendimento e, quindi, la costruzione di cultura, conoscenza e sapere.

Questa allora l’idea di didattica: la congiunzione tecnica e comunicazionale della relazione educativa, per la costruzione di saperi e conoscenze.

Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

“What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

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La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

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Quattromila voci per dire “stop ai bulli”

Quattromila insoliti “zoo” dentro le scuole, con simpatici animali dai caratteri a volte affini, a volte complementari, a volte in conflitto, ma tutti compattamente schierati contro i bulli! E al fianco di questi simbolici amici in cui immedesimarsi, ecco i bambini. In un gioioso concerto di voci, giochi, attività per sperimentare le mille sfaccettature di comportamento e di stato d’animo che caratterizzano non soltanto l’età adulta, ma anche l’identità delle nuove generazioni che crescono. Non è una recita, ma lo svolgimento di “Siamo tutti Capitano”, il progetto di educazione socio-affettiva a cura di Nicola Iannaccone e incentrato su 10 animali-guida che Pasta del Capitano-Farmaceutici Dottor Ciccarelli in tandem con d&f sta portando avanti nelle scuole dell’infanzia e nelle scuole primarie di tutta Italia. La strategia è a largo respiro: disinnescare i semi del bullismo, per la prima volta già dalla scuola dell’infanzia. Imparando a riconoscere le emozioni, a esprimerle, a essere leader della propria vita e nell’amicizia.

I numeri? Sono stati presentati in occasione di una conferenza stampa svoltasi a Milano. E a occhio e croce, le carte con gli animali stanno davvero conquistando le scuole: quasi quattromila i kit distribuiti gratuitamente in altrettante classi, un concorso che mette in palio computer e materiale scolastico, la sensazione di aver intercettato un’esigenza diffusa, quella di “educare” all’esercizio della leadership positiva. E quale migliore incubatore della scuola, ossia quel luogo in cui il bambino comincia a sperimentare concretamente e continuativamente il suo essere individuo all’interno di un gruppo? I numeri parlano chiaro: quasi 9 italiani su 10 ritengono che la scuola sia il luogo per eccellenza del bullismo, uno su due è convinto che un modello di comportamento positivo e non aggressivo sia uno strumento efficace di prevenzione (dati ricerca “Gli italiani e il bullismo” – AstraRicerche).

“Il percorso didattico che abbiamo sviluppato – ha sottolineato  Nicola Iannaccone, consulente scientifico e curatore del progetto, nonché coordinatore del progetto “Stop al bullismo. Strategie per ridurre i comportamenti aggressivi e passivi in ambito scolastico”, psicologo presso il servizio sanitario pubblico e autore di importanti testi sul tema – si rivolge ai bambini, ai loro educatori e alle loro famiglie, coinvolgendo l’intero sistema sociale nel quale i più piccoli sviluppano le  capacità relazionali. Ed è fondamentale – ricorda Iannaccone – per prevenire l’insorgere di comportamenti che possono degenerare in fenomeni di bullismo, intervenire proprio laddove avvengono le prime esperienze di interazione sociale tra gruppi di pari, educando a comportamenti positivi per sé e per gli altri”. Quindi, non è mai troppo presto. “Si è deciso di rivolgersi alle scuole primarie e, per la prima volta con un progetto di prevenzione e sensibilizzazione verso il tema del bullismo, anche alle scuole dell’infanzia”.

“Questo progetto – commenta Marco Pasetti, Presidente e Amministratore Unico di Farmaceutici Dottor Ciccarelli – rappresenta la volontà del marchio Pasta del Capitano, che da oltre 100 anni fa sorridere gli Italiani, di essere accanto alle famiglie con un impegno che rappresenti quelli che da sempre sono i suoi valori di marca: affidabilità e garanzia di serietà”.

“La collaborazione tra pubblico e privato nella promozione di progetti didattici all’interno delle scuole – ha sottolineato nel corso della conferenza stampa Giuseppe Petralia, dirigente dell’Ufficio Scolastico Territoriale di Milano - è particolarmente utile al miglioramento della qualità dell’offerta didattica. E “Siamo tutti Capitano” si inserisce bene tra le proposte che oggi si elaborano per rispondere all’esigenza di affrontare il problema del bullismo e, più in generale, quello delle corrette relazioni interpersonali e di gruppo. L’azione della scuola, con l’aiuto di soggetti esterni quali, in questo caso, Farmaceutici Dottor Ciccarelli – ha proseguito Petralia - trova un valido supporto nell’affrontare uno dei temi più dibattuti e delicati, che vede come attori la scuola stessa e la famiglia in un’azione sinergica che dovrebbe avere inizio fin dalla scuola dell’infanzia. È qui che si inserisce il partner esterno quale elemento di sostegno e promozione di una mirata attività volta, se non a sconfiggere, almeno a scalfire un fenomeno in crescita esponenziale e sempre più preoccupante.”

E sono tante le carte da giocare! Tutto comincia dal mazzo con le cosiddette figure-stimolo, dieci animali-guida capaci di essere – come tutti, del resto – a volte bravi, a volte meno bravi, a seconda dei comportamenti che mettono in atto nella relazione col prossimo. E con le carte e il quaderno, i bambini sono impegnati in giochi di ruolo, attività, esercizi creativi attraverso i quali apprendono nuove competenze sociali e abilità della comunicazione. Obiettivo? Saper poi spendere questi “talenti” nella vita di tutti i giorni per essere tutti Capitano! A completare il kit, l’opuscolo per i docenti e una piccola guida per le famiglie.

Per approfondire

 

Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

“What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

 Con questo intervento si apre un ambiente che spero sia di scambio e confronto, sui temi della didattica, dell’edutainment e della pedagogia in relazione, soprattutto, ai processi di apprendimento.

Un luogo virtuale per bisogni reali di insegnanti, educatori, operatori pedagogici: pensare la didattica, perché una didattica non pensata è inutile, inefficace, non diverte nessuno. Né insegnante né alunno.

Quali i temi?

Didattica, divertimento, apprendimento, educazione, comunicazione, efficacia, gioco: ecco alcune parole-chiave che accompagneranno questo spazio. Nella stessa “logica” pedagogica che non solo ha guidato la realizzazione dei quaderni, degli strumenti, dei progetti educativi disponibili sul sito, ma che ha anche permesso di elaborare una comprensione nuova della didattica, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola dell’obbligo.

Questi temi potranno intersecare naturalmente gli interessi e le riflessioni di quanti sono coinvolti nell’educazione delle giovani (ma anche meno giovani) generazioni: un invito a contribuire, con il forum, a pensare insieme l’edutainment.

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Una comunicazione tra due o più soggetti attivi che costruiscono insieme un sapere condiviso.

La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e casino online devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

Sono i saperi che definiscono i propri contenuti: la didattica li esprime, li raccoglie, dà loro voce. L’apprendimento, infine, personalizza il sapere e fa evolvere la conoscenza individuale e collettiva.

La didattica si occupa, quindi, dei modi attraverso i quali i saperi incontrano più efficacemente le persone che sono in educazione. In questo senso, pensare la didattica significa pensare anche ai mezzi della comunicazione, alle tecniche e alle tecnologie all’interno di una relazione che come fine ultimo ha l’educazione e non l’indottrinamento, la costruzione e l’accrescimento dei saperi, non la memorizzazione.

Pensare la didattica, allora, significa pensare a quei pre-testi e con-testi che sostengono la costruzione sempre più autonoma e individuale delle conoscenze degli alunni. E insisto su questo termine: costruzione. Perché ciò che è cultura, conoscenza, sapere non è qualcosa di dato una volta per sempre, ma è il risultato di una interazione sociale: ogni apprendimento, del resto, avviene perché siamo con gli altri. In questo senso, la didattica deve trovare pre-testi e con-testi di socializzazione, di scambio, di confronto se vuole sostenere l’apprendimento e, quindi, la costruzione di cultura, conoscenza e sapere.

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Luca Ghirotto

My Edutainment: una piattaforma di scambio per gli insegnanti

Un posto in cui scambiarsi esperienze di aula: idee, progetti, dritte per aggiornarsi, al limite anche mettendo a patrimonio comune quel che non funziona, in una classe di Cuneo o in una di Siracusa. Un osservatorio alternativo sul mondo della scuola – di ogni ordine e grado – senza la pretesa di essere esaustivo, ma con l’entusiasmo e la fresca incoscienza di chi ha in mente un punto di vista fuori dal coro. Infine, la stanza delle “buone pratiche”, una rassegna di percorsi didattici testati sul campo, con un comune denominatore: la voglia di educare divertendo. Continua a leggere