Che cos’è My Edutainment?

Con myedutainment, scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado di tutta Italia hanno la possibilità di mettersi alla prova con PROGETTI stimolanti e divertenti, concorsi e iniziative che fanno aggiudicare ricchi materiali didattici, momenti formativi ed eventi che rendono i percorsi ancora più coinvolgenti.

Anche quest’anno su MYEDUTAINMENT.IT trovi KIT COMPLETAMENTE GRATUITI, sviluppati da un team di professionisti dell’edutainment con la consulenza di pedagogisti, nutrizionisti, psicologi che accompagnano le classi in percorsi di educazione ambientale o alla relazione, alimentare o alla creatività e tanto altro.

My Edutainment non è solo l’occasione per scoprire nuovi percorsi didattici che integrano armoniosamente i programmi, ma è un luogo di confronto e scambio DEDICATO A CHI LA SCUOLA FA TUTTI I GIORNI, VOI DOCENTI.

 

 

Prof. amici degli studenti su Facebook

Il popolare social network Facebook - che in Italia registra 21 milioni di utenti  - fa sempre parlare di sé, specialmente quando c”è di mezzo la privacy e il lavoro.

E” recente la notizia che in America alcuni datori di lavoro richiedono la password ai candidati durante i colloqui, per poter osservare comportamenti e amicizie di chi sta per iniziare una collaborazione professionale con l”azienda.

La cosa ha fatto molto discutere tanto che Facebook ha preso una posizione netta e ha modificato la propria policy sulla privacy per scoraggiare questo comportamento che “indebolisce la sicurezza degli utenti”, secondo quanto afferma Erin Egan, Chief Privacy Officer di Facebook.

Anche in ambito scolastico ci si pone la questione della presenza dei docenti su Facebook:  pare che un Preside friulano abbia vietato ai propri docenti di “diventare casino online amici” degli studenti sul social network.

Il dirigente ha così commentato la sua decisione:

«Trovo insopportabile vedere mescolate, nei profili di alcuni insegnanti sui social network, le amicizie più diverse. Tra i contatti convivono adulti, parenti, adolescenti e studenti che frequentano le classi di quegli stessi insegnanti. Dal punto di vista deontologico è una cosa oscena. Ci sono distanze che vanno rispettate così come la diversità dei ruoli che è necessario mantenere in classe e fuori dalla scuola».

Intorno a questa notizia sul web impazza la polemica: cӏ chi ritiene sacrosanta la decisione del preside e chi invece ritiene che anche i social network possano essere un canale educativo importante, abbattendo la distanza tra professore e studente che spesso diventa una barriera alla comunicazione e alla formazione.

Voi cosa ne pensate? E” davvero “disdicevole” essere amici dei propri studenti su Facebook? Quale è stata la vostra scelta?

Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

“What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

 Con questo intervento si apre un ambiente che spero sia di scambio e confronto, sui temi della didattica, dell’edutainment e della pedagogia in relazione, soprattutto, ai processi di apprendimento.

Un luogo virtuale per bisogni reali di insegnanti, educatori, operatori pedagogici: pensare la didattica, perché una didattica non pensata è inutile, inefficace, non diverte nessuno. Né insegnante né alunno.

Quali i temi?

Didattica, divertimento, apprendimento, educazione, comunicazione, efficacia, gioco: ecco alcune parole-chiave che accompagneranno questo spazio. Nella stessa “logica” pedagogica che non solo ha guidato la realizzazione dei quaderni, degli strumenti, dei progetti educativi disponibili sul sito, ma che ha anche permesso di elaborare una comprensione nuova della didattica, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola dell’obbligo.

Questi temi potranno intersecare naturalmente gli interessi e le riflessioni di quanti sono coinvolti nell’educazione delle giovani (ma anche meno giovani) generazioni: un invito a contribuire, con il forum, a pensare insieme l’edutainment.

Per iniziare: perché pensare la didattica? Ma, soprattutto, a quale didattica pensare? La didattica cui faccio riferimento è un momento della relazione educativa tra insegnante/educatore e alunno/educando, pensato, casino online progettato, che riguarda, primariamente, la comunicazione.

Una comunicazione tra due o più soggetti attivi che costruiscono insieme un sapere condiviso.

La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

Sono i saperi che definiscono i propri contenuti: la didattica li esprime, li raccoglie, dà loro voce. L’apprendimento, infine, personalizza il sapere e fa evolvere la conoscenza individuale e collettiva.

La didattica si occupa, quindi, dei modi attraverso i quali i saperi incontrano più efficacemente le persone che sono in educazione. In questo senso, pensare la didattica significa pensare anche ai mezzi della comunicazione, alle tecniche e alle tecnologie all’interno di una relazione che come fine ultimo ha l’educazione e non l’indottrinamento, la costruzione e l’accrescimento dei saperi, non la memorizzazione.

Pensare la didattica, allora, significa pensare a quei pre-testi e con-testi che sostengono la costruzione sempre più autonoma e individuale delle conoscenze degli alunni. E insisto su questo termine: costruzione. Perché ciò che è cultura, conoscenza, sapere non è qualcosa di dato una volta per sempre, ma è il risultato di una interazione sociale: ogni apprendimento, del resto, avviene perché siamo con gli altri. In questo senso, la didattica deve trovare pre-testi e con-testi di socializzazione, di scambio, di confronto se vuole sostenere l’apprendimento e, quindi, la costruzione di cultura, conoscenza e sapere.

Questa allora l’idea di didattica: la congiunzione tecnica e comunicazionale della relazione educativa, per la costruzione di saperi e conoscenze.

Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

“What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

 Con questo intervento si apre un ambiente che spero sia di scambio e confronto, sui temi della didattica, dell’edutainment e della pedagogia in relazione, soprattutto, ai processi di apprendimento.

Un luogo virtuale per bisogni reali di insegnanti, educatori, operatori pedagogici: pensare la didattica, perché una didattica non pensata è inutile, inefficace, non diverte nessuno. Né insegnante né alunno.

Quali i temi?

Didattica, divertimento, apprendimento, educazione, comunicazione, efficacia, gioco: ecco alcune parole-chiave che accompagneranno questo spazio. Nella stessa “logica” pedagogica che non solo ha guidato la realizzazione dei quaderni, degli strumenti, dei progetti educativi disponibili sul sito, ma che ha anche permesso di elaborare una comprensione nuova della didattica, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola dell’obbligo.

Questi temi potranno intersecare naturalmente gli interessi e le riflessioni di quanti sono coinvolti nell’educazione delle giovani (ma anche meno giovani) generazioni: un invito a contribuire, con il forum, a pensare insieme l’edutainment.

Per iniziare: perché pensare la didattica? Ma, soprattutto, a quale didattica pensare? La didattica cui faccio riferimento è un momento della relazione educativa tra insegnante/educatore e alunno/educando, pensato, progettato, che riguarda, primariamente, la comunicazione.

Una comunicazione tra due o più soggetti attivi che costruiscono insieme un sapere condiviso.

La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

Sono i saperi che definiscono i propri contenuti: la didattica li esprime, li raccoglie, dà loro voce. L’apprendimento, infine, personalizza il sapere e fa evolvere la conoscenza individuale e collettiva.

La didattica si occupa, quindi, dei modi attraverso i quali i saperi incontrano più efficacemente le persone che sono in educazione. In questo senso, pensare la didattica significa pensare anche ai mezzi della comunicazione, alle tecniche e alle tecnologie all’interno di una relazione che come fine ultimo ha l’educazione e non l’indottrinamento, la costruzione e l’accrescimento dei saperi, non la memorizzazione.

Pensare la didattica, allora, significa pensare a quei pre-testi e con-testi che sostengono la costruzione sempre più autonoma e individuale delle conoscenze degli alunni. E insisto su questo termine: costruzione. Perché ciò che è cultura, conoscenza, sapere non è qualcosa di dato una volta per sempre, ma è il risultato di una interazione sociale: ogni apprendimento, del resto, avviene perché siamo con gli altri. In questo senso, la didattica deve trovare pre-testi e con-testi di socializzazione, di scambio, di confronto se vuole sostenere l’apprendimento e, quindi, la costruzione di cultura, conoscenza e sapere.

Questa allora l’idea di didattica: la congiunzione tecnica e comunicazionale della relazione educativa, per la costruzione di saperi e conoscenze.

Apprendimento, una costruzione che si fa insieme

“What we want is to see the child in pursuit of knowledge, and not knowledge in pursuit of the child.” George Bernard Shaw

 Con questo intervento si apre un ambiente che spero sia di scambio e confronto, sui temi della didattica, dell’edutainment e della pedagogia in relazione, soprattutto, ai processi di apprendimento.

Un luogo virtuale per bisogni reali di insegnanti, educatori, operatori pedagogici: pensare la didattica, perché una didattica non pensata è inutile, inefficace, non diverte nessuno. Né insegnante né alunno.

Quali i temi?

Didattica, divertimento, apprendimento, educazione, comunicazione, efficacia, gioco: ecco alcune parole-chiave che accompagneranno questo spazio. Nella stessa “logica” pedagogica che non solo ha guidato la realizzazione dei quaderni, degli strumenti, dei progetti educativi disponibili sul sito, ma che ha anche permesso di elaborare una comprensione nuova della didattica, dalla scuola dell’infanzia sino alla scuola dell’obbligo.

Questi temi potranno intersecare naturalmente gli interessi e le riflessioni di quanti sono coinvolti nell’educazione delle giovani (ma anche meno giovani) generazioni: un invito a contribuire, con il forum, a pensare insieme l’edutainment.

Per iniziare: perché pensare la didattica? Ma, soprattutto, a quale didattica pensare? La didattica cui faccio riferimento è un momento della relazione educativa tra insegnante/educatore e alunno/educando, pensato, progettato, che riguarda, primariamente, la comunicazione.

Una comunicazione tra due o più soggetti attivi che costruiscono insieme un sapere condiviso.

La didattica è, infatti, la prima “scienza della comunicazione”: non si occupa di quali nozioni, “cose”, sono da sapere e da imparare, ma di come queste “cose” possono e casino online devono essere comunicate per favorire un apprendimento comune e relazionale.

Sono i saperi che definiscono i propri contenuti: la didattica li esprime, li raccoglie, dà loro voce. L’apprendimento, infine, personalizza il sapere e fa evolvere la conoscenza individuale e collettiva.

La didattica si occupa, quindi, dei modi attraverso i quali i saperi incontrano più efficacemente le persone che sono in educazione. In questo senso, pensare la didattica significa pensare anche ai mezzi della comunicazione, alle tecniche e alle tecnologie all’interno di una relazione che come fine ultimo ha l’educazione e non l’indottrinamento, la costruzione e l’accrescimento dei saperi, non la memorizzazione.

Pensare la didattica, allora, significa pensare a quei pre-testi e con-testi che sostengono la costruzione sempre più autonoma e individuale delle conoscenze degli alunni. E insisto su questo termine: costruzione. Perché ciò che è cultura, conoscenza, sapere non è qualcosa di dato una volta per sempre, ma è il risultato di una interazione sociale: ogni apprendimento, del resto, avviene perché siamo con gli altri. In questo senso, la didattica deve trovare pre-testi e con-testi di socializzazione, di scambio, di confronto se vuole sostenere l’apprendimento e, quindi, la costruzione di cultura, conoscenza e sapere.

Questa allora l’idea di didattica: la congiunzione tecnica e comunicazionale della relazione educativa, per la costruzione di saperi e conoscenze.

Luca Ghirotto

My Edutainment: una piattaforma di scambio per gli insegnanti

Un posto in cui scambiarsi esperienze di aula: idee, progetti, dritte per aggiornarsi, al limite anche mettendo a patrimonio comune quel che non funziona, in una classe di Cuneo o in una di Siracusa. Un osservatorio alternativo sul mondo della scuola – di ogni ordine e grado – senza la pretesa di essere esaustivo, ma con l’entusiasmo e la fresca incoscienza di chi ha in mente un punto di vista fuori dal coro. Infine, la stanza delle “buone pratiche”, una rassegna di percorsi didattici testati sul campo, con un comune denominatore: la voglia di educare divertendo. Continua a leggere

Prof. amici degli studenti su Facebook

Il popolare social network Facebook - che in Italia registra 21 milioni di utenti  - fa sempre parlare di sé, specialmente quando c’è di mezzo la privacy e il lavoro.

E’ recente la notizia che in America alcuni datori di lavoro richiedono la password ai candidati durante i colloqui, per poter osservare comportamenti e amicizie di chi sta per iniziare una collaborazione professionale con l’azienda.

La cosa ha fatto molto discutere tanto che Facebook ha preso una posizione netta e ha modificato la propria policy sulla privacy per scoraggiare questo comportamento che “indebolisce la sicurezza degli utenti”, secondo quanto afferma Erin Egan, Chief Privacy Officer di Facebook.

Anche in ambito scolastico ci si pone la questione della presenza dei docenti su Facebook:  pare che un Preside friulano abbia vietato ai propri docenti di “diventare amici” degli studenti sul social network.

Il dirigente ha così commentato la sua decisione:

«Trovo insopportabile vedere mescolate, nei profili di alcuni insegnanti sui social network, le amicizie più diverse. Tra i contatti convivono adulti, parenti, adolescenti e studenti che frequentano le classi di quegli stessi insegnanti. Dal punto di vista deontologico è una cosa oscena. Ci sono distanze che vanno rispettate così come la diversità dei ruoli che è necessario mantenere in classe e fuori dalla scuola».

Intorno a questa notizia sul web impazza la polemica: c’è chi ritiene sacrosanta la decisione del preside e chi invece ritiene che anche i social network possano essere un canale educativo importante, abbattendo la distanza tra professore e studente che spesso diventa una barriera alla comunicazione e alla formazione.

Voi cosa ne pensate? E’ davvero “disdicevole” essere amici dei propri studenti su Facebook? Quale è stata la vostra scelta?