Privacy e scuola

Nell’era di Tablet, Smartphone e Social Network il Garante per la protezione dei dati personali ha ritenuto utile fornire a professori, genitori e studenti, attraverso un comunicato stampa, alcune indicazioni generali in materia di tutela della privacy.

Fotografie e riprese video durante recite, saggi o gite scolastiche? Se le immagini sono raccolte a fini personali e destinate ad un ambito familiare o amicale, non ledono la privacy. Situazione diversa si prospetta nel caso in cui si intenda pubblicarle o diffonderle in rete: in questo caso è necessario ottenere il consenso delle persone presenti nei video o nelle foto.

Per quanto riguarda l’uso di cellulari, Smartphone e Tablet spetta autonomamente ai singoli istituti scolastici decidere come regolamentare o se vietare del tutto l’uso di questi dispositivi. In generale, però, è proibito diffondere immagini, video o foto sul web se non con il consenso delle persone riprese.

Inoltre la diffusione di immagini e filmati che ledono la riservatezza e la dignità delle persone può far incorrere lo studente in sanzioni disciplinari e pecuniarie o perfino in veri e propri reati.

 

Restano pubblici, come stabilito dal Ministero dell’istruzione, i compiti in classe e le interrogazioni, gli esiti degli scrutini e degli esami di Stato.

È importante, però, che l’istituto non fornisca informazioni sulle condizioni di salute degli studenti: ad esempio non devono essere pubblicati riferimenti alle prove differenziate sostenute dagli studenti diversamente abili, tale specifica dovrà essere indicata solamente nell’attestazione da rilasciare allo studente.

 

L’insegnante non lede la privacy dello studente assegnando ai propri alunni temi riguardanti argomenti personali. Ma, nel momento in cui gli elaborati vengono letti in classe, sta nella sensibilità del docente capire dove finisce l’esigenza didattica e dove inizia il diritto alla riservatezza dell’alunno, soprattutto se si toccano tematiche delicate.

 

 

 

Prof. amici degli studenti su Facebook

Il popolare social network Facebook - che in Italia registra 21 milioni di utenti  - fa sempre parlare di sé, specialmente quando c”è di mezzo la privacy e il lavoro.

E” recente la notizia che in America alcuni datori di lavoro richiedono la password ai candidati durante i colloqui, per poter osservare comportamenti e amicizie di chi sta per iniziare una collaborazione professionale con l”azienda.

La cosa ha fatto molto discutere tanto che Facebook ha preso una posizione netta e ha modificato la propria policy sulla privacy per scoraggiare questo comportamento che “indebolisce la sicurezza degli utenti”, secondo quanto afferma Erin Egan, Chief Privacy Officer di Facebook.

Anche in ambito scolastico ci si pone la questione della presenza dei docenti su Facebook:  pare che un Preside friulano abbia vietato ai propri docenti di “diventare casino online amici” degli studenti sul social network.

Il dirigente ha così commentato la sua decisione:

«Trovo insopportabile vedere mescolate, nei profili di alcuni insegnanti sui social network, le amicizie più diverse. Tra i contatti convivono adulti, parenti, adolescenti e studenti che frequentano le classi di quegli stessi insegnanti. Dal punto di vista deontologico è una cosa oscena. Ci sono distanze che vanno rispettate così come la diversità dei ruoli che è necessario mantenere in classe e fuori dalla scuola».

Intorno a questa notizia sul web impazza la polemica: cӏ chi ritiene sacrosanta la decisione del preside e chi invece ritiene che anche i social network possano essere un canale educativo importante, abbattendo la distanza tra professore e studente che spesso diventa una barriera alla comunicazione e alla formazione.

Voi cosa ne pensate? E” davvero “disdicevole” essere amici dei propri studenti su Facebook? Quale è stata la vostra scelta?

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La cosa ha fatto molto discutere tanto che Facebook ha preso una posizione netta e ha modificato la propria policy sulla privacy per scoraggiare questo comportamento che “indebolisce la sicurezza degli utenti”, secondo quanto afferma Erin Egan, Chief Privacy Officer di Facebook.

Anche in ambito scolastico ci si pone la questione della presenza dei docenti su Facebook:  pare che un Preside friulano abbia vietato ai propri docenti di “diventare amici” degli studenti sul social network.

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