Vacanze estive lunghe: favorevoli o contrari?

Ogni anno, in occasione del break pasquale, torna alla ribalta la controversa questione della durata delle vacanze estive in Italia, che tiene lontani dai banchi di scuola i giovani studenti per 3 lunghissimi mesi.

Un primato tutto italiano forse retaggio di un passato agricolo che arriva anche oltre oceano (lo stesso Obama nel 2009 aveva denunciato la necessità di ridurre la pausa estiva proprio perché l’America di oggi non è più una “nazione di contadini”) e che non sembra produrre grossi benefici, soprattutto per quelli che appartengono a famiglie svantaggiate dal punto di vista economico e sociale, impossibilitate a far seguire i propri figli in maniera adeguata (come con vacanze studio o corsi che non tutti si possono permettere).

 

In molti si sono scagliati contro lo “stop estivo” di un trimestre: il pedagogista Benedetto Vertecchi lo definisce un’ “autentica follia”, proprio perché per garantirsi quell’infinita pausa la scuola italiana è costretta a correre per i restanti novi mesi e a far coincidere il tempo dell’attività scolastica con le ore di lezione. A questo si lega anche la concezione della scuola come “catena di montaggio”, dove i bambini passano la maggior parte del tempo seduti dietro ai banchi senza avere momenti di confronto e condivisione con altri bambini o con gli adulti. Eppure in Francia il mercoledì non si fa lezione perché gli studenti sono impegnati in attività collettive extrascolastiche che vanno ad integrare arricchendolo il programma ministeriale.

Le proposte di riforma, in Italia, si sono ripetute a ciclo continuo per ogni nuovo governo, tradotte spesso in coraggiose sperimentazioni regionali che forse non tarderanno ad arrivare anche con l’imminente nuovo governo.

E voi come vi ponete nei confronti di questo argomento: pensate sia giusto tenere gli studenti lontani dai banchi di scuola per 3 mesi?

 

 

 

 

 

 

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